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Fumo passivo sul luogo di lavoro? A Messina e Palermo diventa reato

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Fumo passivo sul luogo di lavoro? A Messina e Palermo diventa reato

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso proposto dal datore di lavoro contro la sentenza della Corte d’appello di Messina, con cui lo stesso era stato condannato al pagamento del risarcimento del danno biologico a favore di una dipendente che, esposta a fumo passivo in costanza di rapporto, aveva contratto un tumore faringeo e conseguentemente riportato postumi permanenti in misura pari al 40 per cento.

In particolare la Corte ha sancito che la neoplasia della dipendente, sia stata causata dall’esposizione per circa 14 anni, a fumo passivo, lavorando in locali di ridotte dimensioni e saturi di fumo di sigaretta e, come tali, insalubri.

Sulla causa professionale per l’insorgenza di patologie neoplastiche a seguito di esposizione a fumo passivo sul luogo di lavoro, si era espressa anche la sentenza 2227/2017 del Tribunale di Palermo, sezione lavoro, che aveva condannato la Regione Sicilia a un maxi risarcimento di oltre 1,5 milioni di euro a favore degli eredi di una lavoratrice, esposta per oltre 21 anni al fumo passivo sul luogo di lavoro e deceduta per un adenocarcinoma polmonare. Per il giudice palermitano tale patologia professionale era insorta per colpa del datore di lavoro, poiché, per tutta la durata del rapporto di lavoro, la dipendente fu costretta dapprima a lavorare quotidianamente in stanza con tre colleghi, tutti fumatori, senza alcun sistema di aerazione e successivamente, trasferita al ricevimento del pubblico, esposta anche al fumo passivo dell’utenza, nuovamente in assenza di qualsivoglia presidio o divieto che impedisse al pubblico di fumare. Sentenza, quella del Tribunale di Palermo, mai impugnata dal datore di lavoro e passata quindi in giudicato.

In entrambi i casi i due datori di lavoro non hanno potuto fare altro che pagare i risarcimenti e le spese di lite, essendo la salute dei lavoratori bene fondamentale tutelato anche a livello costituzionale.

Il divieto di fumo nei luoghi di lavoro fu introdotto in Italia per iniziativa del ministro Girolamo Sirchia. L’iniziativa diede all’Italia il primato temporale di questa misura a tutela della salute e fu seguita da analoghe iniziative in altri paesi europei. Ciononostante, secondo il consolidato insegnamento della Cassazione, il fatto che il divieto legislativo sia intervenuto così tardi, non fa venir meno le possibili responsabilità aziendale per i rischi alla salute.